sabato 28 marzo 2009

Report sull'assemblea pubblica con Carlo Sechi e Luigi Lotto

Si è svolta ieri, nei locali di via oriani 31 una partecipata assemblea organizzata dall'associazione "E. Berlinguer", sulla costruzione dell'opposizione all'attuale governo regionale di centrodestra.
La riunione, presieduta dal consigliere comunale del pd Giampaolo Mameli, ha visto la partecipazione del consigliere regionale Carlo Sechi, eletto nelle liste di Rifondazione Comunista e dell'ex assessore comunale ai lavori pubblici oggi anch'egli assessore regionale, Luigi Lotto.
Nella relazione iniziale, Mameli ha illustrato le finalità dell'associazione, nata per iniziativa dell'ex sezione dei DS, ossia la costruzione di un "ponte" tra quanti hanno condiviso la scelta di aderire al PD e quanti invece hanno seguito la strada di Sinistra Democratica o altro ancora. Affrontando il discorso delle passate elezioni regionali, ha descritto come "inaspettata" sia la sconfitta che le proporzioni di questa. Un risultato che ha ammutolito la coalizione che, nonostante i primi provvedimenti della giunta Cappellacci, ancora stenta a farsi sentire; non sono state infatti colte le occasioni di far vedere alla gente come le promesse elettorali di Berlusconi & co., siano già carta straccia, dalle promesse sull'Eurallumina di Portovesme, al collegio sardo per le elezioni europee, passando per il mancato finanziamento per la Sassari-Olbia e per l'abolizione della tassa sul lusso; o ancora il bluff del piano casa o l'accensione di mutui da parte del consiglio regionale. Occorre quindi, per Mameli costruire l'opposizione e il fare opposizione anche nella società.
Il secondo intervento è stato quello di Carlo Sechi, che ha parlato del clima pesante che si respira nell'aula consiliare, un misto di arroganza e di livore nei confronti della passata amministrazione. Arroganza che copre il vuoto politico di un'intera giunta e del suo programma che a detta dello stesso presidente "non ha una grande idea". Trovano nel piano paesaggistico il caprop espiatorio della crisi dell'edilizia, falsità che ha però fatto breccia nella popolazione alla quale viene proposto il piano-casa coem panacea di tutti i mali. Occorre quindi, secondo il consigliere, riorganzzarsi per difendere le scelte fatte da Soru, seppur con alcuni distinguo, e riorganizzare la sinistra.
L'intervento di Luigi Lotto è invece partito dalla sconfitta delle elezioni ed in particolare dalla dimensione inaspettata di questa. Una battuta d'arresto del progetto messo in cantiere dal centrosinistra. Si è consegnato il governo della Regione aal centrodestra nel momento in cui si dovevano raccogliere i frutti di ciò che si era seminato. Anche l'esponente del PD ha precisato che occorrerà rimboccarsi le maniche, fortificare i partiti, ad iniziare dal PD stesso, anche per reimpadronirsi del fare politica tra la gente, perchè se ora si respira astio nei confronti della Giunta Soru, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. E il prossimo test saranno le elezioni europee con la prospetttiva, tra un anno, delle amministrattive.
Si è aperto quindi il dibattito; il primo intervento è stato di Alba Canu, consigliere provinciale del PD, che ha messo in luce come la sconfitta di febbraio sia stata, prima che politica, una sconfitta culturale. E' mancato il flusso comunicativo con l'elettorato. Bisogna quindi fare tesoro di questo e avviare un processo di rieducazione al bene comune con un forte impulso alla partecipazione, affinchè, più che affidarsi alla leadership di un uomo solo, possa rinascere una leadership collettiva.
E' stata quindi la volta di Giorgio Macciotta che ha ribadito come le dichiarazioni elettoralistiche di Berlusconi abbiano avuto vita breve; a suo parere poi, la giunta Soru è stata un'amministrazione che, dopo anni, è tornata al "fare" anche di più della stessa giunta Melis che negli anni '80 vide la partecipazione del PCI. Ma evidentemente non si è stati capaci di trasmettere il messaggio; e non si è tutt'ora capaci di reagire:"ma non possiamo indignarci se in un momento di crisi economica, si toglie la tassa sugli yacht?".
L'intervento di Piero Sanna si è invece soffermato su un aspetto di democrazia, denunciando gli errori dello stesso centrosinistra, con la legge statutaria; allo stesso tempo anche gli errori commessi durante la campagna elettorale dove ognuno è andato per sè, tanto che non vi è stato neanche un volantino della coalizione che spiegasse il programma. Ha quindi invitato tutte le forze sociali a rimettersi in moto a partire dalle emergenze sociali come l'occupazione.
Sono intervenuti poi Bruno Pallavisini, che ha chiesto la costruzione di un Partito forte, che riabiliti i circoli come sede di decisione e abbandonare la visione della politica come sfida tra tifosi.Nicola (scusate non ho sentito il cognome!) ha lamentato invece la mancata "coltivazione" della alleanza che fece vincere la scorsa volta, con la perdita del (fu) Udeur e del Partito Socialista. Antonello Sechi ha invece puntato il dito contro quei partiti che non hanno condiviso in pieno il progetto di riforma della società, rendendosi complici del suo affossamento. Per Francesco Carboni la colpa della crisi della politica è figlia della scomparsa dei partiti organizzati, invitando quindi il PD a strutturarsi meglio come partito. Infine Giampaolo Ledda che ha sottolineato come i consiglieri d'opposizione non possano essere lasciati soli nella loro battaglia ma debbono invece essere aiutati dalla base.

giovedì 12 marzo 2009

Fallimento di una politica, non di un uomo


Il risultato delle elezioni sarde ha reso evidente il fallimento del progetto politico del Pd. Non l'errore di un leader, ma la crisi organica di un progetto politico che copre un arco temporale lungo. E' la strategia nata dal progetto occhettiano di scioglimento del PCI e caratterizzata da un progressivo spostamento al centro che si mostra fallimentare. Con questo fallimento occorre fare i conti in modo non propagandistico. Anche perché il risultato sardo colpisce pesantemente un'esperienza di governo che nel bene e nel male non rappresenta certo uno dei frutti peggiori del Pd. Anzi. Il centrosinistra ha fallito non per imperizia di qualche dirigente ma proprio perché il suo progetto politico non è in grado di prefigurare una via di uscita dalla crisi. Così, anche le cose buone fatte da Soru - penso alla legge sulla tutela del territorio - si sono ritorte contro un centrosinistra che non è riuscito a dare uno sbocco positivo al drammatico problema della disoccupazione. Anche la speculazione edilizia può essere vista come un'ancora di salvezza in una condizione in cui manca il lavoro.
La sconfitta sarda ci pone quindi il problema di fondo. Il centrosinistra è nato e cresciuto in simbiosi con la globalizzazione capitalistica. Di quella globalizzazione ha assunto le culture e i valori: dal liberismo temperato alla centralità dell'impresa. Di fronte alla crescente insicurezza sociale prodotta dal quel modello di sviluppo, insicurezza diventata vero e proprio terrore dentro la crisi economica, il centrosinistra non è stato in grado di dare alcuna risposta credibile. Al contrario la destra ha usato l'insicurezza sociale come un'arma per fomentare la guerra tra i poveri e costruire su queste basi il suo consenso.
Il gruppo dirigente del Pd non ha sbagliato linea, ma la strategia di fondo, da vent'anni a questa parte. Costruire un progetto e una sinistra alternativi a questa fallimentare strategia è il compito che noi di Rifondazione abbiamo dinnanzi, sul piano sociale, su quello culturale come su quello elettorale. Lavorarci da subito è tanto più necessario per costruire un punto di riferimento che alla crisi del Pd opponga una risposta in avanti, in Italia come in Europa.
[sintesii del comunicato stampa di Paolo Ferrero, segretario nazionale del PRC]

Leghisti....per Giunta

La Giunta Regionale varata da Ugo Capellacci è come la prima classe del Titanic.
Uno spaccato dei potenti sardi: alta borghesia, curia vescovile, dirigenti pubblici, figli di massoni, ciellini, medici, a quanto pare anche uno appoggiato dalla lega nord, e così via. Dire che è un compromesso tra i vari partiti della destra è cosa ovvia. Alcuni pensano che questo compromesso non sani gli attriti, i conflitti tra gli interessi delle varie anime affariste della destra, per esempio la destra gallurese.
Vedremo. Di sicuro i conflitti non nasceranno per questioni edilizie, visto che con il prossimo piano del governo, la speculazione edilizia e la cementificazione sfrenata sono assicurate agli imprenditori galluresi.
Ad ogni modo è da registrare la contraddizione più evidente di questa Giunta. La sua impossibilità nel risolvere la crisi industriale, la crisi della scuola sarda, della povertà dilagante e della crescente disoccupazione, compreso il settore edile. Infatti per risolvere queste crisi, ci sarebbe bisogno in primo luogo dell’intervento deciso di nazionalizzazione delle industrie in crisi (Porto Torres, Portovesme,ecc.), del credito privato (per rassicurare le migliaia di famiglie sarde, che sono tra le più indebitate d’Italia e fornire capitali all’industria), delle imprese di import-export (che fanno enormi profitti che servirebbero a rilanciare l’occupazione) e aprire un conflitto col governo nazionale per aumentare i fondi alla scuola, duramente colpita dai tagli della Gelmini.
Nessuna di queste politiche può essere attuata dalla destra, perché sarebbero in contraddizione con gli stessi esponenti della destra, dato che coloro che siedono in Giunta rappresentano perfettamente le classi più alte della società sarda!
La crisi non la sentono loro, ma noi. Non prenderanno nessun provvedimento utile a migliorare la Sardegna, ma a migliorare le loro tasche e quelle dei loro amici. Bisogna fare in modo che questo governo regionale duri il meno possibile, gli affari che faranno sopra le nostre teste, (a cominciare dalla montagna di soldi buttata per il G8) aggraverà la crisi economica che sta arrivando. Bisogna iniziare subito a costruire l’alternativa, dai quartieri, dai cantieri, dai luoghi di lavoro, dalle scuole.
Facciamoli affondare come il Titanic!

martedì 10 marzo 2009

Radicarsi nel territorio per incidere sulla realtà


In un momento non certo felice per le forze di sinistra, vogliamo lanciare una doppia sfida.
La prima sfida è contro l’attuale pensiero unico, un misto di populismo, razzismo light, distruzione di ogni pratica solidaristica e di “privatismo” estremo (salvo poi chiedere gli aiuti pubblici se si affaccia la crisi). Un modo di agire che ha i suoi effetti, e i suoi emulatori, anche a livello cittadino.
La seconda sfida la lanciamo a quanti, preoccupati dell’evolversi degli eventi, vogliano gettare ogni paura, ogni tentennamento e reimpadronirsi della Politica, quella vera, quella che non ha paura della democrazia ma anzi ne fa un proprio elemento costitutivo. Ci rivolgiamo a quanti, negli ultimi anni si sono anche allontanati dai partiti in generale ma soprattutto da Rifondazione: RICOMINCIAMO!
Non è più tempo di stare alla finestra, riprendiamo in mano il nostro futuro.