L'assemblea è stata introdotta dal compagno Assessore al Lavoro della Provincia di Sassari Salvatore Marino che ha spiegato come l'ente che rappresenta abbia "abbracciato" la causa delle energie rinnovabili, specie sotto l'aspetto delle ricadute occupazionali, con l'istituzione di corsi per installatori di pannelli fotovoltaici e per energy-manager.
Nel primo intervento il compagno Nicola Culeddu, ricercatore del CNR, ha esposto l'evoluzione della produzion
e di energia e le fonti che hanno caratterizzato i passi del genere umano, dal fuoco al vento, all'acqua passando per il legname e il carbone per arrivare ai "moderni" petrolio, gas naturale e nucleare evidenziando come ogni fonte abbia i suoi pro e soprattutto i suoi contro che non si limitano alla tristemente famosa CO2 ma anche, ad esempio, ai clorofluorocarburi.
Ha poi concentrato la sua relazione su due punti: le tecnologie da attuare per la riduzione dei "danni" e le fonti energetiche rinnovabili.
Le prime consistono in politiche per l'efficienza dei consumi, per lo sviluppo delle superficie boschive, per un ripensamento della produzione agricola che privilegi le filiere corte e nel potenziamento della cultura del riciclo.
Le fonti energetiche rinnovabili hanno anche i loro risvolti della medaglia come ad esempio lo sfruttamaento di quella idraulica il cui im
patto ambientale non si manifesta nella produzione in sè dell'energia, quanto nella costruzione delle centrali idroelettriche con le conseguenze che esse arreccano all'ecosistema (si pensi alle centrali costruite sul Fiume Giallo in Cina). Paradossalmente poi ritroviamo nelle fonti rinnovabili anche le biomasse che invece rischiano di contrastare il flusso positivo del riciclo come nel caso delle produzioni ecoballe, come per l'inceneritore di Acerra.
Il secondo intervento è stato quello del compagno Massimo De Santi del quale proponiamo il video
che ha concluso con l'esortazione a costruire anche in Sardegna dei comitati contro il nucleare.
L'ultima relazione è stata affidata al compagno Mauro Bulgarelli che, dopo una prima introduzione sui porti nucleari italiani (come Cagliari e La Spezia) e delle inesistenti procedure di evacuazione (in caso di incidente nucleare la prima cosa da fare sarebbe andare dal farmacista locale e chiedere d
elle soluzioni galeniche per questi eventi...) ha puntato l'attenzione sulle scorie nucleari e su come queste vengano utilizzate nella produzione di armi con il tristemente famoso uranio impoverito. In se tale materiale non provocherebbe danni ma il problema nasce nel momento in cui sia le armi che le strutture, ad esempio i carri armati sono entrambi costruiti con queste scorie: al momento dell'esplosione si innescano le reazioni deleterie per l'uomo anche a distanza di tempo. Parlando infine della politica energetica locale e delle scelte fatte ha ricordato della gestione superficiale degli impianti eolici, senza un'indirizzo delle amministrazioni locali che portasse ad una socializzazione dell'energia; si è preferito invece accontentarsi delle royalty con il risultato che molti impianti a oggi funzionano male se non per nulla.
Nel primo intervento il compagno Nicola Culeddu, ricercatore del CNR, ha esposto l'evoluzione della produzion
Ha poi concentrato la sua relazione su due punti: le tecnologie da attuare per la riduzione dei "danni" e le fonti energetiche rinnovabili.
Le prime consistono in politiche per l'efficienza dei consumi, per lo sviluppo delle superficie boschive, per un ripensamento della produzione agricola che privilegi le filiere corte e nel potenziamento della cultura del riciclo.
Le fonti energetiche rinnovabili hanno anche i loro risvolti della medaglia come ad esempio lo sfruttamaento di quella idraulica il cui im
Il secondo intervento è stato quello del compagno Massimo De Santi del quale proponiamo il video
che ha concluso con l'esortazione a costruire anche in Sardegna dei comitati contro il nucleare.
L'ultima relazione è stata affidata al compagno Mauro Bulgarelli che, dopo una prima introduzione sui porti nucleari italiani (come Cagliari e La Spezia) e delle inesistenti procedure di evacuazione (in caso di incidente nucleare la prima cosa da fare sarebbe andare dal farmacista locale e chiedere d
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