giovedì 23 aprile 2009

Bollettino di quartiere

Organizziamo dal basso la Resistenza alla crisi economica
Non di solo slogan si può vivere. ma il governo sembra non curarsene e dopo il mezzo flop della “social card” preannuncia una rapida ripresa dell’economia nazionale senza spiegarne il come. Il terremoto in Abruzzo è arrivato quasi al momento giusto, a seppellire quel quasi nulla di opposizione parlamentare che PD e Di Pietro timidamente facevano.
Il federalismo leghista è stato approvato senza neanche un accenno di ostruzionismo e l’egoismo territoriale ora potrà imperare nel nostro Paese.
Siamo proprio senza speranza? Noi pensiamo di no, anzi. Crediamo sia l’occasione giusta perché la gente si riappropri della politica e metta in primo piano parole come solidarietà e mutualismo.
Per questo Rifondazione Comunista è impegnata in tutto il territorio nell’organizzare i Gruppi d’Acquisto Popolare: associazioni di consumatori che acquistando in grandi quantità prodotti di prima necessità ottenendo prezzi migliori (vedi anche su www.partitosociale.it).
L’iniziativa verrà portata avanti anche nella nostra città nei prossimi giorni con la collaborazione della sezione cittadina del PdCI e della quale daremo ulteriori informazioni con il prossimo volantino.

Il disprezzo per la vita del capitalismo e del suo Stato
Pier Francesco Biagi docente di fisica all’università di Bari sostiene che (contrariamente a quanto dicono Berlusconi e Bertolaso) ci sono gli strumenti per prevedere i terremoti, ma lo Stato non da soldi per perfezionarli. Rui Pinho, che insegna meccanica strutturale all'università di Pavia rincara la dose: “non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell'ingegneria antisismica".
Rendere antisismica una costruzione aumenta solo del 3-5% il prezzo di costruzione.
Bertolaso a dicembre disse alla Camera che servirebbero 14 miliardi per mettere a norma le scuole, e che non ce li aveva, mentre Berlusconi negli stessi giorni annunciava ai quattro venti che stanziava 16 miliardi per “infrastrutture”.
I soldi per i loro affari li trovano sempre, per darci case e scuole sicure no. Basta questo esempio per vedere come nella nostra società si governa la ricchezza sociale, prodotta da tutti.
Miliardi alle banche e alle grandi imprese che hanno causato la crisi e noi a tirar la cinghia per pagare debiti, mutui, ecc. Tremonti voleva trovare 80 miliardi da regalare ai grandi capitalisti italiani, mentre chiudono le fabbriche, i cantieri, i piccoli negozi e la cassa integrazione aumenta follemente, (+900% a marzo).
Le risorse ci sono per rendere sicure le costruzioni nelle zone sismiche (il 40% della popolazione abita in zone sismiche) e per rilanciare anche l’economia.
Basta pensare ai miliardi che butteranno per il ponte sullo stretto di Messina (che è la zona più sismica del Mediterraneo!!) o nelle centrali nucleari, solo per arricchire un pugno di parassiti gonfi di miliardi, gli amici degli amici.
Rifondazione Comunista riparte dai luoghi di lavoro per costruire un’opposizione che abbia come obbiettivo un altro tipo di società, basata sulla partecipazione delle assemblee popolari e il controllo dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Non è un utopia ma è l’unica soluzione ad una situazione che diventerà sempre più insostenibile.


A Sassari 264 cassintegrati nel call center Electa
Dopo il bluff della chimica (il governo aveva promesso il rilancio del settore pur di vincere le elezioni regionali), un’altra tegola si abbatte sulla nostra economia.
Già senza stipendio da alcuni mesi, i lavoratori del call center Electa si ritrovano ora nella condizione di cassaintegrati. Nessuna certezza all’orizzonte se non quella di un’azienda che ha usufruito di tutte le agevolazioni pubbliche non lasciando niente al territorio.
Rifondazione Comunista ha lanciato, a livello nazionale, una campagna di solidarietà con la costituzione delle Casse di Resistenza che permettono ai lavoratori di sostenere le lotte per la salvaguardia dei posti di lavoro.

mercoledì 15 aprile 2009

Ordine del giorno approvato dal Comitato Politico Regionale

Il CPR della Sardegna ritiene la scissione capeggiata da Nichi Vendola un’operazione gravissima e sbagliata che oltre a smentire tutte le affermazioni congressuali, circa la volontà a proseguire la battaglia politica nel PRC, si definisce entro un quadro di subalternità politica al PD e alle forze moderate del centro sinistra. Ritiene altresì contraddittoria l’affermazione di voler unire la sinistra attuando una pratica di scissione dal PRC.

All’interno di questa operazione la decisione dell’ex segretario regionale Michele Piras, di Luciano Uras (ex consigliere regionale PRC) e Luigi Cogodi (ex presidente CPR), risulta ancora più sconcertante, non solo per i toni insultanti adoperati verso la nostra comunità politica, ma soprattutto perché avvenuta ad appena un mese dalle elezioni regionali nelle quali i soggetti in questione hanno utilizzato risorse economiche, simbolo, strumenti e voti del PRC. Il tutto dopo aver pubblicamente rassicurato il Partito sulla loro indisponibilità ad ogni scissione. Come giustamente ha scritto il Segretario nazionale, si tratta di un’operazione trasformistica, una “furbata” con la quale sono stati ingannati militanti ed elettori e rispetto alla quale chiediamo le immediate dimissioni di Luciano Uras dal Consiglio regionale.

Il CPR ritiene estremamente positiva la presentazione per le elezioni europee della lista unitaria comunista e anticapitalista e un dovere del Partito in Sardegna lavorare da subito per conseguire il migliore risultato possibile. In coerenza con ciò è inammissibile l’esercizio di funzioni dirigenti e militanti nel PRC e la contemporanea adesioni al movimento per la rifondazione della sinistra o ad altri soggetti impegnati in progetti politici ed elettorali alternativi al nostro.

Il CPR si impegna alla soluzione dell’attuale crisi attraverso la definizione di nuovi organismi dirigenti nei livelli regionali e federali, superando le gestioni unilaterali e maggioritarie fin qui perseguite e sciogliendo gli elementi di ambiguità che ancora persistono ai vari livelli. Per fare ciò è essenziale un azzeramento di tutte funzioni esecutive e di garanzia regionali e quella del tesoriere.

A tal fine il CPR della Sardegna si impegna a dare piena attuazione ai deliberati della conferenza nazionale di Carrara nella definizione dei suoi organismi dirigenti.

Il CPR è convocato a Oristano per sabato 18 alle ore 16:30

APPROVATO ALL'UNANIMITA'