mercoledì 10 giugno 2009

COMUNICATO STAMPA: In Sardegna le forze comuniste e anticapitaliste hanno sollevato la testa.

Di fronte ad un dato nazionale ed europeo che non lascia spazio ad interpretazioni ottimistiche e che conferma come lo stato di crisi mondiale è il presupposto per la rivincita delle destre, dobbiamo leggere i dati della nostra Regione come un segnale positivo.

La lista comunista e anticapitalista, in Sardegna, ottiene il 4,80% dei consensi pari a 26.429. Anche i giovanissimi candidati scelti per la campagna elettorale ottengono dei risultati molto positivi e incoraggianti. Laura Stochino (7395 preferenze in Sardegna e 953 in Sicilia), Alessandro Corona (5341 preferenze in Sardegna e 412 in Sicilia). I due candidati sardi ottengono risultati soddisfacenti nonostante il boicottaggio mediatico attuato dai giornali sardi che non hanno dato spazio alle loro voci.

In questo mese abbiamo toccato le piazze di tutta la Sardegna portando i nostri temi e lavorando insieme per costruire un progetto politico nuovo e di unità della sinistra.

Pensiamo che da questo dato si debba ripartire per dire che i comunisti e le comuniste sarde non si arrendono, che l’unità a Sinistra è un’urgenza democratica e che il futuro delle nostre organizzazioni è in mano alle giovani e ai giovani militanti che in questo ultimo mese hanno impegnato tutto il loro tempo nel conseguimento di questo obiettivo.

Alle compagne e ai compagni e a tutti coloro che hanno contribuito a questo buon risultato elettorale in Sardegna, vanno i nostri più sinceri ringraziamenti.


LAURA STOCHINO
ALESSANDRO CORONA

giovedì 4 giugno 2009

Assemblea "Lo sviluppo ecosostenibile"


L'assemblea è stata introdotta dal compagno Assessore al Lavoro della Provincia di Sassari Salvatore Marino che ha spiegato come l'ente che rappresenta abbia "abbracciato" la causa delle energie rinnovabili, specie sotto l'aspetto delle ricadute occupazionali, con l'istituzione di corsi per installatori di pannelli fotovoltaici e per energy-manager.
Nel primo intervento il compagno Nicola Culeddu, ricercatore del CNR, ha esposto l'evoluzione della produzione di energia e le fonti che hanno caratterizzato i passi del genere umano, dal fuoco al vento, all'acqua passando per il legname e il carbone per arrivare ai "moderni" petrolio, gas naturale e nucleare evidenziando come ogni fonte abbia i suoi pro e soprattutto i suoi contro che non si limitano alla tristemente famosa CO2 ma anche, ad esempio, ai clorofluorocarburi.
Ha poi concentrato la sua relazione su due punti: le tecnologie da attuare per la riduzione dei "danni" e le fonti energetiche rinnovabili.
Le prime consistono in politiche per l'efficienza dei consumi, per lo sviluppo delle superficie boschive, per un ripensamento della produzione agricola che privilegi le filiere corte e nel potenziamento della cultura del riciclo.
Le fonti energetiche rinnovabili hanno anche i loro risvolti della medaglia come ad esempio lo sfruttamaento di quella idraulica il cui impatto ambientale non si manifesta nella produzione in sè dell'energia, quanto nella costruzione delle centrali idroelettriche con le conseguenze che esse arreccano all'ecosistema (si pensi alle centrali costruite sul Fiume Giallo in Cina). Paradossalmente poi ritroviamo nelle fonti rinnovabili anche le biomasse che invece rischiano di contrastare il flusso positivo del riciclo come nel caso delle produzioni ecoballe, come per l'inceneritore di Acerra.
Il secondo intervento è stato quello del compagno Massimo De Santi del quale proponiamo il video

che ha concluso con l'esortazione a costruire anche in Sardegna dei comitati contro il nucleare.
L'ultima relazione è stata affidata al compagno Mauro Bulgarelli che, dopo una prima introduzione sui porti nucleari italiani (come Cagliari e La Spezia) e delle inesistenti procedure di evacuazione (in caso di incidente nucleare la prima cosa da fare sarebbe andare dal farmacista locale e chiedere delle soluzioni galeniche per questi eventi...) ha puntato l'attenzione sulle scorie nucleari e su come queste vengano utilizzate nella produzione di armi con il tristemente famoso uranio impoverito. In se tale materiale non provocherebbe danni ma il problema nasce nel momento in cui sia le armi che le strutture, ad esempio i carri armati sono entrambi costruiti con queste scorie: al momento dell'esplosione si innescano le reazioni deleterie per l'uomo anche a distanza di tempo. Parlando infine della politica energetica locale e delle scelte fatte ha ricordato della gestione superficiale degli impianti eolici, senza un'indirizzo delle amministrazioni locali che portasse ad una socializzazione dell'energia; si è preferito invece accontentarsi delle royalty con il risultato che molti impianti a oggi funzionano male se non per nulla.

martedì 26 maggio 2009

Morti sul lavoro alla Saras. Comunicato stampa

A nome del Prc di Cagliari, voglio esprimere solidarietà e vicinanza alle famiglie dei 3 operai morti questo pomeriggio all'interno degli impianti della raffineria Saras a Sarroch (Ca). Secondo le prime informazioni, gli operai si trovavano in un ambiente chiuso che si sarebbe saturato di esalazioni tossiche. Siamo stanchi di restare a guardare un sistema economico violento, incivile e criminale che andrebbe fermato e invertito: da un parte si continuano a garantire condizioni di massima redditività alle industrie, e dall’altra si aumenta la precarietà, si allunga in maniera indiscriminata l’orario di lavoro, e poi si controllano di meno, o non si controllano affatto, le violazioni sulle norme di sicurezza. Un Paese che si definisce civile dovrebbe difendere ed estendere diritti e tutele per tutti i lavoratori.

Il mondo del lavoro, in Italia e in Sardegna nasconde sempre più il volto infame e crudele della progressiva mancanza di regole sulla sicurezza. La provincia di Cagliari non è immune alla destrutturazione del diritto alla salute e all’incolumità nel lavoro. Le impunità delle aziende sono sempre più evidenti, soprattutto con la neutralizzazione da parte del governo Berlusconi del Testo Unico sulla sicurezza, si abbassa la guardia in maniera complice e consapevole. Basta morti sul lavoro in nome del profitto. In una Repubblica fondata sul lavoro come la nostra, di lavoro non si può morire.


Giuseppe Stocchino
Segretario Federale Prc/Se Cagliari

giovedì 23 aprile 2009

Bollettino di quartiere

Organizziamo dal basso la Resistenza alla crisi economica
Non di solo slogan si può vivere. ma il governo sembra non curarsene e dopo il mezzo flop della “social card” preannuncia una rapida ripresa dell’economia nazionale senza spiegarne il come. Il terremoto in Abruzzo è arrivato quasi al momento giusto, a seppellire quel quasi nulla di opposizione parlamentare che PD e Di Pietro timidamente facevano.
Il federalismo leghista è stato approvato senza neanche un accenno di ostruzionismo e l’egoismo territoriale ora potrà imperare nel nostro Paese.
Siamo proprio senza speranza? Noi pensiamo di no, anzi. Crediamo sia l’occasione giusta perché la gente si riappropri della politica e metta in primo piano parole come solidarietà e mutualismo.
Per questo Rifondazione Comunista è impegnata in tutto il territorio nell’organizzare i Gruppi d’Acquisto Popolare: associazioni di consumatori che acquistando in grandi quantità prodotti di prima necessità ottenendo prezzi migliori (vedi anche su www.partitosociale.it).
L’iniziativa verrà portata avanti anche nella nostra città nei prossimi giorni con la collaborazione della sezione cittadina del PdCI e della quale daremo ulteriori informazioni con il prossimo volantino.

Il disprezzo per la vita del capitalismo e del suo Stato
Pier Francesco Biagi docente di fisica all’università di Bari sostiene che (contrariamente a quanto dicono Berlusconi e Bertolaso) ci sono gli strumenti per prevedere i terremoti, ma lo Stato non da soldi per perfezionarli. Rui Pinho, che insegna meccanica strutturale all'università di Pavia rincara la dose: “non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell'ingegneria antisismica".
Rendere antisismica una costruzione aumenta solo del 3-5% il prezzo di costruzione.
Bertolaso a dicembre disse alla Camera che servirebbero 14 miliardi per mettere a norma le scuole, e che non ce li aveva, mentre Berlusconi negli stessi giorni annunciava ai quattro venti che stanziava 16 miliardi per “infrastrutture”.
I soldi per i loro affari li trovano sempre, per darci case e scuole sicure no. Basta questo esempio per vedere come nella nostra società si governa la ricchezza sociale, prodotta da tutti.
Miliardi alle banche e alle grandi imprese che hanno causato la crisi e noi a tirar la cinghia per pagare debiti, mutui, ecc. Tremonti voleva trovare 80 miliardi da regalare ai grandi capitalisti italiani, mentre chiudono le fabbriche, i cantieri, i piccoli negozi e la cassa integrazione aumenta follemente, (+900% a marzo).
Le risorse ci sono per rendere sicure le costruzioni nelle zone sismiche (il 40% della popolazione abita in zone sismiche) e per rilanciare anche l’economia.
Basta pensare ai miliardi che butteranno per il ponte sullo stretto di Messina (che è la zona più sismica del Mediterraneo!!) o nelle centrali nucleari, solo per arricchire un pugno di parassiti gonfi di miliardi, gli amici degli amici.
Rifondazione Comunista riparte dai luoghi di lavoro per costruire un’opposizione che abbia come obbiettivo un altro tipo di società, basata sulla partecipazione delle assemblee popolari e il controllo dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Non è un utopia ma è l’unica soluzione ad una situazione che diventerà sempre più insostenibile.


A Sassari 264 cassintegrati nel call center Electa
Dopo il bluff della chimica (il governo aveva promesso il rilancio del settore pur di vincere le elezioni regionali), un’altra tegola si abbatte sulla nostra economia.
Già senza stipendio da alcuni mesi, i lavoratori del call center Electa si ritrovano ora nella condizione di cassaintegrati. Nessuna certezza all’orizzonte se non quella di un’azienda che ha usufruito di tutte le agevolazioni pubbliche non lasciando niente al territorio.
Rifondazione Comunista ha lanciato, a livello nazionale, una campagna di solidarietà con la costituzione delle Casse di Resistenza che permettono ai lavoratori di sostenere le lotte per la salvaguardia dei posti di lavoro.

mercoledì 15 aprile 2009

Ordine del giorno approvato dal Comitato Politico Regionale

Il CPR della Sardegna ritiene la scissione capeggiata da Nichi Vendola un’operazione gravissima e sbagliata che oltre a smentire tutte le affermazioni congressuali, circa la volontà a proseguire la battaglia politica nel PRC, si definisce entro un quadro di subalternità politica al PD e alle forze moderate del centro sinistra. Ritiene altresì contraddittoria l’affermazione di voler unire la sinistra attuando una pratica di scissione dal PRC.

All’interno di questa operazione la decisione dell’ex segretario regionale Michele Piras, di Luciano Uras (ex consigliere regionale PRC) e Luigi Cogodi (ex presidente CPR), risulta ancora più sconcertante, non solo per i toni insultanti adoperati verso la nostra comunità politica, ma soprattutto perché avvenuta ad appena un mese dalle elezioni regionali nelle quali i soggetti in questione hanno utilizzato risorse economiche, simbolo, strumenti e voti del PRC. Il tutto dopo aver pubblicamente rassicurato il Partito sulla loro indisponibilità ad ogni scissione. Come giustamente ha scritto il Segretario nazionale, si tratta di un’operazione trasformistica, una “furbata” con la quale sono stati ingannati militanti ed elettori e rispetto alla quale chiediamo le immediate dimissioni di Luciano Uras dal Consiglio regionale.

Il CPR ritiene estremamente positiva la presentazione per le elezioni europee della lista unitaria comunista e anticapitalista e un dovere del Partito in Sardegna lavorare da subito per conseguire il migliore risultato possibile. In coerenza con ciò è inammissibile l’esercizio di funzioni dirigenti e militanti nel PRC e la contemporanea adesioni al movimento per la rifondazione della sinistra o ad altri soggetti impegnati in progetti politici ed elettorali alternativi al nostro.

Il CPR si impegna alla soluzione dell’attuale crisi attraverso la definizione di nuovi organismi dirigenti nei livelli regionali e federali, superando le gestioni unilaterali e maggioritarie fin qui perseguite e sciogliendo gli elementi di ambiguità che ancora persistono ai vari livelli. Per fare ciò è essenziale un azzeramento di tutte funzioni esecutive e di garanzia regionali e quella del tesoriere.

A tal fine il CPR della Sardegna si impegna a dare piena attuazione ai deliberati della conferenza nazionale di Carrara nella definizione dei suoi organismi dirigenti.

Il CPR è convocato a Oristano per sabato 18 alle ore 16:30

APPROVATO ALL'UNANIMITA'

sabato 28 marzo 2009

Report sull'assemblea pubblica con Carlo Sechi e Luigi Lotto

Si è svolta ieri, nei locali di via oriani 31 una partecipata assemblea organizzata dall'associazione "E. Berlinguer", sulla costruzione dell'opposizione all'attuale governo regionale di centrodestra.
La riunione, presieduta dal consigliere comunale del pd Giampaolo Mameli, ha visto la partecipazione del consigliere regionale Carlo Sechi, eletto nelle liste di Rifondazione Comunista e dell'ex assessore comunale ai lavori pubblici oggi anch'egli assessore regionale, Luigi Lotto.
Nella relazione iniziale, Mameli ha illustrato le finalità dell'associazione, nata per iniziativa dell'ex sezione dei DS, ossia la costruzione di un "ponte" tra quanti hanno condiviso la scelta di aderire al PD e quanti invece hanno seguito la strada di Sinistra Democratica o altro ancora. Affrontando il discorso delle passate elezioni regionali, ha descritto come "inaspettata" sia la sconfitta che le proporzioni di questa. Un risultato che ha ammutolito la coalizione che, nonostante i primi provvedimenti della giunta Cappellacci, ancora stenta a farsi sentire; non sono state infatti colte le occasioni di far vedere alla gente come le promesse elettorali di Berlusconi & co., siano già carta straccia, dalle promesse sull'Eurallumina di Portovesme, al collegio sardo per le elezioni europee, passando per il mancato finanziamento per la Sassari-Olbia e per l'abolizione della tassa sul lusso; o ancora il bluff del piano casa o l'accensione di mutui da parte del consiglio regionale. Occorre quindi, per Mameli costruire l'opposizione e il fare opposizione anche nella società.
Il secondo intervento è stato quello di Carlo Sechi, che ha parlato del clima pesante che si respira nell'aula consiliare, un misto di arroganza e di livore nei confronti della passata amministrazione. Arroganza che copre il vuoto politico di un'intera giunta e del suo programma che a detta dello stesso presidente "non ha una grande idea". Trovano nel piano paesaggistico il caprop espiatorio della crisi dell'edilizia, falsità che ha però fatto breccia nella popolazione alla quale viene proposto il piano-casa coem panacea di tutti i mali. Occorre quindi, secondo il consigliere, riorganzzarsi per difendere le scelte fatte da Soru, seppur con alcuni distinguo, e riorganizzare la sinistra.
L'intervento di Luigi Lotto è invece partito dalla sconfitta delle elezioni ed in particolare dalla dimensione inaspettata di questa. Una battuta d'arresto del progetto messo in cantiere dal centrosinistra. Si è consegnato il governo della Regione aal centrodestra nel momento in cui si dovevano raccogliere i frutti di ciò che si era seminato. Anche l'esponente del PD ha precisato che occorrerà rimboccarsi le maniche, fortificare i partiti, ad iniziare dal PD stesso, anche per reimpadronirsi del fare politica tra la gente, perchè se ora si respira astio nei confronti della Giunta Soru, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. E il prossimo test saranno le elezioni europee con la prospetttiva, tra un anno, delle amministrattive.
Si è aperto quindi il dibattito; il primo intervento è stato di Alba Canu, consigliere provinciale del PD, che ha messo in luce come la sconfitta di febbraio sia stata, prima che politica, una sconfitta culturale. E' mancato il flusso comunicativo con l'elettorato. Bisogna quindi fare tesoro di questo e avviare un processo di rieducazione al bene comune con un forte impulso alla partecipazione, affinchè, più che affidarsi alla leadership di un uomo solo, possa rinascere una leadership collettiva.
E' stata quindi la volta di Giorgio Macciotta che ha ribadito come le dichiarazioni elettoralistiche di Berlusconi abbiano avuto vita breve; a suo parere poi, la giunta Soru è stata un'amministrazione che, dopo anni, è tornata al "fare" anche di più della stessa giunta Melis che negli anni '80 vide la partecipazione del PCI. Ma evidentemente non si è stati capaci di trasmettere il messaggio; e non si è tutt'ora capaci di reagire:"ma non possiamo indignarci se in un momento di crisi economica, si toglie la tassa sugli yacht?".
L'intervento di Piero Sanna si è invece soffermato su un aspetto di democrazia, denunciando gli errori dello stesso centrosinistra, con la legge statutaria; allo stesso tempo anche gli errori commessi durante la campagna elettorale dove ognuno è andato per sè, tanto che non vi è stato neanche un volantino della coalizione che spiegasse il programma. Ha quindi invitato tutte le forze sociali a rimettersi in moto a partire dalle emergenze sociali come l'occupazione.
Sono intervenuti poi Bruno Pallavisini, che ha chiesto la costruzione di un Partito forte, che riabiliti i circoli come sede di decisione e abbandonare la visione della politica come sfida tra tifosi.Nicola (scusate non ho sentito il cognome!) ha lamentato invece la mancata "coltivazione" della alleanza che fece vincere la scorsa volta, con la perdita del (fu) Udeur e del Partito Socialista. Antonello Sechi ha invece puntato il dito contro quei partiti che non hanno condiviso in pieno il progetto di riforma della società, rendendosi complici del suo affossamento. Per Francesco Carboni la colpa della crisi della politica è figlia della scomparsa dei partiti organizzati, invitando quindi il PD a strutturarsi meglio come partito. Infine Giampaolo Ledda che ha sottolineato come i consiglieri d'opposizione non possano essere lasciati soli nella loro battaglia ma debbono invece essere aiutati dalla base.

giovedì 12 marzo 2009

Fallimento di una politica, non di un uomo


Il risultato delle elezioni sarde ha reso evidente il fallimento del progetto politico del Pd. Non l'errore di un leader, ma la crisi organica di un progetto politico che copre un arco temporale lungo. E' la strategia nata dal progetto occhettiano di scioglimento del PCI e caratterizzata da un progressivo spostamento al centro che si mostra fallimentare. Con questo fallimento occorre fare i conti in modo non propagandistico. Anche perché il risultato sardo colpisce pesantemente un'esperienza di governo che nel bene e nel male non rappresenta certo uno dei frutti peggiori del Pd. Anzi. Il centrosinistra ha fallito non per imperizia di qualche dirigente ma proprio perché il suo progetto politico non è in grado di prefigurare una via di uscita dalla crisi. Così, anche le cose buone fatte da Soru - penso alla legge sulla tutela del territorio - si sono ritorte contro un centrosinistra che non è riuscito a dare uno sbocco positivo al drammatico problema della disoccupazione. Anche la speculazione edilizia può essere vista come un'ancora di salvezza in una condizione in cui manca il lavoro.
La sconfitta sarda ci pone quindi il problema di fondo. Il centrosinistra è nato e cresciuto in simbiosi con la globalizzazione capitalistica. Di quella globalizzazione ha assunto le culture e i valori: dal liberismo temperato alla centralità dell'impresa. Di fronte alla crescente insicurezza sociale prodotta dal quel modello di sviluppo, insicurezza diventata vero e proprio terrore dentro la crisi economica, il centrosinistra non è stato in grado di dare alcuna risposta credibile. Al contrario la destra ha usato l'insicurezza sociale come un'arma per fomentare la guerra tra i poveri e costruire su queste basi il suo consenso.
Il gruppo dirigente del Pd non ha sbagliato linea, ma la strategia di fondo, da vent'anni a questa parte. Costruire un progetto e una sinistra alternativi a questa fallimentare strategia è il compito che noi di Rifondazione abbiamo dinnanzi, sul piano sociale, su quello culturale come su quello elettorale. Lavorarci da subito è tanto più necessario per costruire un punto di riferimento che alla crisi del Pd opponga una risposta in avanti, in Italia come in Europa.
[sintesii del comunicato stampa di Paolo Ferrero, segretario nazionale del PRC]

Leghisti....per Giunta

La Giunta Regionale varata da Ugo Capellacci è come la prima classe del Titanic.
Uno spaccato dei potenti sardi: alta borghesia, curia vescovile, dirigenti pubblici, figli di massoni, ciellini, medici, a quanto pare anche uno appoggiato dalla lega nord, e così via. Dire che è un compromesso tra i vari partiti della destra è cosa ovvia. Alcuni pensano che questo compromesso non sani gli attriti, i conflitti tra gli interessi delle varie anime affariste della destra, per esempio la destra gallurese.
Vedremo. Di sicuro i conflitti non nasceranno per questioni edilizie, visto che con il prossimo piano del governo, la speculazione edilizia e la cementificazione sfrenata sono assicurate agli imprenditori galluresi.
Ad ogni modo è da registrare la contraddizione più evidente di questa Giunta. La sua impossibilità nel risolvere la crisi industriale, la crisi della scuola sarda, della povertà dilagante e della crescente disoccupazione, compreso il settore edile. Infatti per risolvere queste crisi, ci sarebbe bisogno in primo luogo dell’intervento deciso di nazionalizzazione delle industrie in crisi (Porto Torres, Portovesme,ecc.), del credito privato (per rassicurare le migliaia di famiglie sarde, che sono tra le più indebitate d’Italia e fornire capitali all’industria), delle imprese di import-export (che fanno enormi profitti che servirebbero a rilanciare l’occupazione) e aprire un conflitto col governo nazionale per aumentare i fondi alla scuola, duramente colpita dai tagli della Gelmini.
Nessuna di queste politiche può essere attuata dalla destra, perché sarebbero in contraddizione con gli stessi esponenti della destra, dato che coloro che siedono in Giunta rappresentano perfettamente le classi più alte della società sarda!
La crisi non la sentono loro, ma noi. Non prenderanno nessun provvedimento utile a migliorare la Sardegna, ma a migliorare le loro tasche e quelle dei loro amici. Bisogna fare in modo che questo governo regionale duri il meno possibile, gli affari che faranno sopra le nostre teste, (a cominciare dalla montagna di soldi buttata per il G8) aggraverà la crisi economica che sta arrivando. Bisogna iniziare subito a costruire l’alternativa, dai quartieri, dai cantieri, dai luoghi di lavoro, dalle scuole.
Facciamoli affondare come il Titanic!

martedì 10 marzo 2009

Radicarsi nel territorio per incidere sulla realtà


In un momento non certo felice per le forze di sinistra, vogliamo lanciare una doppia sfida.
La prima sfida è contro l’attuale pensiero unico, un misto di populismo, razzismo light, distruzione di ogni pratica solidaristica e di “privatismo” estremo (salvo poi chiedere gli aiuti pubblici se si affaccia la crisi). Un modo di agire che ha i suoi effetti, e i suoi emulatori, anche a livello cittadino.
La seconda sfida la lanciamo a quanti, preoccupati dell’evolversi degli eventi, vogliano gettare ogni paura, ogni tentennamento e reimpadronirsi della Politica, quella vera, quella che non ha paura della democrazia ma anzi ne fa un proprio elemento costitutivo. Ci rivolgiamo a quanti, negli ultimi anni si sono anche allontanati dai partiti in generale ma soprattutto da Rifondazione: RICOMINCIAMO!
Non è più tempo di stare alla finestra, riprendiamo in mano il nostro futuro.